In Ricordo di Sergio Ramelli: Grazie Nicola Pasetto


Era il 29 aprile 1975 quando, dopo quarantasette giorni di tremenda agonia, cessava di battere il cuore di Sergio Ramelli. Aveva 18 anni. Era stato aggredito sotto casa il 13 marzo, mentre tornava da scuola, da due studenti di medicina che gli spappolarono il cranio a colpi di chiave inglese.
Era un ragazzo normale, Sergio Ramelli: la scuola, il calcio, la fidanzata. E una colpa terribile: militare nel Fronte della Gioventù nella Milano degli anni di spranga e di piombo. È difficile oggi far capire a chi in quegli anni nasceva, il clima di violenza e di intolleranza in cui si svolgeva la lotta politica. Non una guerra di idee, ma la ricerca dell'eliminazione fisica del nemico. Dopotutto servono a poco i commenti ad una storia che, pagina dopo pagina, fa crescere dentro tanta rabbia. Tanta rabbia e, soprattutto, un profondo disgusto per l'ipocrisia, l'indigenza morale, la viltà di un sistema di intellettuali, politici, magistrati, giornalisti vergognosamente servi di un'ideologia o della paura di perdere la tranquillità.
A più di vent'anni di distanza dalla morte di Sergio, il "caso Ramelli" fa ancora paura, perché mostra, quale fosse realmente la "democrazia" degli anni settanta, quale fosse la barbarie di quegli anni. Fa paura ancora oggi pensare che giovani studenti di medicina abbiano potuto massacrare a colpi di Hazet 36 un ragazzo che neanche conoscevano, solo per obbedire alla logica della sola ideologia che è stata capace di spegnere le intelligenze con la predicazione costante dell'odio, della lotta di classe, dell'annientamento fisico del nemico: il comunismo. Giovani la cui testa non ragionava più perché un giorno decisero di conferirla all'organizzazione che pensava e decideva per loro.

E quel giorno l'organizzazione aveva deciso: bisognava dare una "lezione" ad un fascista. Un aggressione scientificamente studiata: gli appostamenti, le fotografie, grazie alle quali gli assassini riconosceranno il loro obiettivo, le chiavi inglesi. Non era diverso dagli altri ragazzi, Sergio. Una mattina a scuola, gli insulti e le angherie dei comunisti, la fidanzata, Flavia. E l'orario di ritorno a casa, sempre puntuale. Ma il 13 marzo non farà neanche in tempo a legare il motorino. Cadrà riverso in una pozza di sangue sotto i colpi dell'«antifascismo militante».
"10, 100, 1000 Ramelli, con una riga rossa tra i capelli", scrivevano per le vie di Milano i paladini della libertà. Certo, si pentiranno, gli assassini, quando dopo dieci anni, ormai in galera, scriveranno una ridicola lettera di solidarietà alla madre. A Sergio Ramelli non furono consentiti neanche normali funerali: fu proibito alla famiglia di portare il corpo a casa, e all'obitorio era presente un’incredibile schieramento di polizia in assetto da guerriglia: «per noi il funerale è un corteo non autorizzato» (...) «questa è un'adunata sediziosa, o la sciogliete o siamo costretti a caricare».
Questa l'Italia democratica degli anni '70. Una storia assurda, quella della morte di Sergio Ramelli, e non fu la sola, in quegli anni maledetti. Non si possono dimenticare gli altri ragazzi del Fronte assassinati dall'odio comunista: Ugo Venturini, Carlo Falvella, e poi i fratelli Virgilio e Stefano Mattei, morti nel rogo di Primavalle, Giuseppe Santostefano, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, Mikis Mantakas, Mario Zicchieri, Enrico Pedenovi, Angelo Pistolesi, e poi ancora Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, vittime della strage di Acca Larentia, Alberto Giaquinto, Stefano Cecchetti, Paolo Di Nella. Per assicurare alla giustizia gli assassini di Sergio Ramelli ci vollero anni, per molti altri giustizia non è mai stata fatta. Una cosa è certa: ad armare la mano dei carnefici «fu quella spietata ideologia che in Italia aveva importanti complicità, potenti connivenze e forti leve di potere. Ecco perché questa è una storia che fa ancora paura.





Il Libro, Sergio Ramelli: Una storia che fa ancora PAURA

Cinque edizioni
16.500 copie diffuse
Il libro più diffuso fuori dal circuito commerciale
Oltre 120 presentazioni in tutta Italia

LE DEDICHE

I e II edizione:
Questo libro è dedicato a
Nicola Pasetto
che riuscì a far dedicare
a Sergio Ramelli
una via di Verona.


III, IV e V edizione
A Nicola Pasetto
che per primo riuscì a far intitolare
una via a Sergio Ramelli, e a
Marzio Tremaglia
che per primo volle
pubblicamente presentare il libro.
Dio fu prodigo nel donarli al nostro popolo
Ma troppo sollecito nel richiamarli a sé.


III edizione (prima e seconda ristampa)
Questo libro è dedicato a:
Carlo Venturino, la poesia,
Almerigo Grilz, il coraggio,
Nicola Pasetto, l'onestà,
Marzio Tremaglia, la sapienza.
Dio fu prodigo nel donarli al nostro popolo
e troppo sollecito nel richiamarli a sé.



Omaggio a Nicola Pasetto: l'uomo che riusci' a far dedicare una via di Verona a Sergio Ramelli

Nicola Pasetto, (Verona, 20 giugno 1961 – Verona, 29 marzo 1997) è stato un politico italiano.

Laureato in giurisprudenza.

Inizia la sua militanza politica nel Fronte della Gioventù.

Dal 1980 al 1992, è consigliere del Comune di Verona, ed è anche tra i più giovani consiglieri comunali d’Italia.

Eletto alla Camera dei Deputati, per la prima volta nel 1992, all'età di 30 anni, nelle fila dell'allora Movimento Sociale Italiano; viene rieletto alle successive elezioni poliche italiane del 1994 e del 1996, per il gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale, nella circoscrizione VII - Veneto 1.



Durante la XI legislatura è, prima, componente della Commissione finanze e, poi, della Commissione speciale per l'esame dei progetti sull'immunità parlamentare. Nella XII legislatura è componente della Commissione giustizia. Dal 4 giugno 1996 al 29 marzo 1997 è componente della XII Commissione permanente Affari sociali.

Deceduto nella notte di sabato 29 marzo 1997 all'età di 35 anni, a causa di un tragico incedente stradale, Nicola Pasetto, viene ricordato il 2 aprile alle ore 17,13 in un discorso commemorativo del Presidente della Camera.

In data 1 agosto 2007, a 10 anni dalla scomparsa, su iniziativa del gruppo di Alleanza Nazionale, il Consiglio comunale di Verona approva, con 25 voti favorevoli e 10 voti contrari, una mozione per intitolare una via all'On. Nicola Pasetto.


[wikipedia.org]


VIVERE DAVVERO - dedicato a Nicola Pasetto



[articolo di AzioneGiovaniVerona]
Un immenso ringraziamento agli amici di Verona per la disponibilita' e la collaborazione dimostrataci.