17 anni dopo la morte di un vero eroe.

A 17 anni dall’attentato in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, l’intero gruppo di Azione Giovani Modugno intende ricordare il loro sacrificio.
Per noi, allora giovanissimi, l'esempio di Borsellino -al pari di quello di Falcone - ha sempre rappresentato un modello di onestà e spirito di sacrificio, uniti ad una costante ricerca della verità e della giustizia. Lo ricordiamo per aver voluto esercitare il diritto di affermare le proprie idee, per aver rifiutato la via della conciliazione e del compromesso, per aver vissuto il suo mestiere come una missione: liberare la società civile dall’oppressione della mafia.
E lo ricordiamo tanto più a distanza di 17 anni per ribadire a noi stessi, alla nostra generazione e a chi ci seguirà che il NO ALLA MAFIA è un insegnamento tramandatoci grazie a uomini come Paolo e Giovanni, un caposaldo da cui non si può transigere e, al tempo stesso, un invito a tenere sempre alta la guardia su temi che mettono in discussione la legalità e la libertà dell'individuo.
"La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità." [Paolo Borsellino]
Il Giudice istruttore Paolo Borsellino fu membro del pool antimafia, gruppo di magistrati nato per affrontare in maniera organica i procedimenti relativi alla mafia, di cui facevano parte anche i giudici Falcone e Caponnetto. Con questi, durante il maxiprocesso contro la mafia del 1986 (giudicò quasi 400 imputati), sostenne la tesi che “Cosa nostra” fosse un’organizzazione unitaria, guidata da una direzione di tipo piramidale, la “Cupola”, estremamente potente e ramificata, che disponeva di enormi quantità di denaro, in grado di assumere delle decisioni a fine politico e responsabile di tutti i delitti commessi dall’organizzazione.
Cosa Nostra capì che non ci poteva essere convivenza tra i propri interessi e quei magistrati e scatenò la violenta offensiva mafiosa contro rappresentanti del Governo statale e locale, investigatori, agenti delle forze dell’ordine, uomini politici, sindacalisti e comuni cittadini. A cavallo degli anni '80 e '90 furono uccisi, tra gli altri, i deputati Mattarella e Pio La Torre, il Prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa, il giudice Rocco Chinnici.
La sfida delle cosche raggiunse il suo apice quando il 23 maggio 1992 uccisero a Capaci in un attentato il giudice Falcone (con la moglie e la sua scorta) e il dott. Borsellino capì che non gli sarebbe rimasto troppo tempo, “devo fare in fretta, adesso tocca a me” queste le sue parole.
Il 19 luglio 1992, a Palermo, il Procuratore aggiunto Paolo Borsellino e i suoi uomini della scorta furono uccisi in un attentato.






